Nutraceutica in oftalmologia

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nutraceutica

Il termine nutraceutica, coniato da Stephen de Felice nel 1989, nasce come neologismo sincratico da "nutrizione" e "farmaceutica".

Le sostanze nutraceutiche sono normalmente derivate dalle piante, dagli alimenti e da fonti microbiche. Esempi di nutraceutici sono i probiotici, gli acidi grassi polinsaturi, le vitamine e gli integratori minerali.

Dobbiamo però ricordare che, ancora nello scorso decennio, il termine nutraceutico era sostanzialmente sconosciuto sia al pubblico che agli addetti ai lavori e nel 2012 gli organismi regolatori, ragionando sull’accettabilità del termine “nutraceutico” nell’etichettatura degli integratori alimentari, ritennero tale dizione un termine di fantasia privo di riscontri normativi che avrebbe potuto ingenerare nei consumatori una falsa rappresentazione.

Negli anni sessanta li chiamavamo “ricostituenti”, erano prescritti dal medico di base a pazienti anziani o persone debilitate dopo lunghe malattie.

Oggi, invece, gli integratori alimentari sono prodotti ampiamente utilizzati sia in automedicazione che consigliati da tutti i medici specialisti a pazienti di ogni età e per moltissime patologie, sia come prevenzione che come mantenimento di salute.

Gli integratori oggi in commercio vantano capacità di alleviare problematiche e disturbi che spaziano in aree diverse e che coinvolgono ogni parte del corpo (pelle, occhi, articolazioni, apparato digerente, urinario, sistema nervoso ed altro ancora).

La rilevanza del mercato nutraceutico in Italia e ancor più in Europa e Nord America è testimoniata dagli importanti e costanti incrementi di fatturato registrati nell’ultimo decennio, dalla crescita del numero degli operatori di settore all’interesse da parte dei media a quest’area della medicina.

Tale dato, in netta controtendenza con una crisi economica globale che ha caratterizzato molti dei Paesi del blocco occidentale, evidenzia delle sostanziali modifiche culturali nei consumatori per quanto concerne aspetti di benessere e di prevenzione delle principali patologie cronico-degenerative.

Il medico di famiglia, il principale prescrittore

Nella classifica dei maggiori prescrittori di nutraceutici della classe medica, al primo posto troviamo il medico di famiglia con il 17,4 % del totale, segue il pediatra di base (17,2%), al terzo posto i ginecologi (16.4%), appena fuori dal podio gli oculisti (12,2%), poi gli ortopedici (12%) e via a seguire le altre specialità.

maggiori prescrittori di nutraceutici

medico di famiglia 17.4%
pediatra di base 17.2%
ginecologi 16.4%
oculisti 12.2%
ortopedici 12%
altre specialità 24.8%

Va però notato che se si stilasse una classifica rapportata alla percentuale di prescrizioni di nutraceutici verso i farmaci gli oculisti salirebbero al primo posto con il 97% delle ricette formate da integratori (se si escludono i colliri). Tale cospicuo utilizzo da parte della nostra classe medica di questo genere di sostanze non è stato, specie in passato, sufficientemente approfondito dal punto di vista scientifico e della medicina basata sulle evidenze. Spesso la prescrizione nutraceutica era data per uso compassionevole o invogliata attraverso una approssimativa e superficiale presentazione dell’informatore medico.

Per tale motivo da sette anni organizzo (nda) un congresso annuale dal titolo Nutraceutica e Occhio con l’obiettivo di ampliare le conoscenze nel campo dell’integrazione alimentare in ambito oftalmologico e di agire da stimolo a collaborazioni di ricerca tra il mondo oftalmologico e professionisti appartenenti ad aree di interesse diverse (farmacologi, biochimici, nutrizionisti).

Negli ultimi anni fortunatamente il numero di pubblicazioni scientifiche ad argomento nutraceutico è aumentato in maniera esponenziale dando sempre più peso a un settore che, rispetto al farmaco, aveva beneficiato di una crescita data da minori investimenti necessari per le registrazioni e tempistiche più snelle per l’immissione in commercio.

Ovvio che un singolo studio clinico non possa dare risposte definitive nella valutazione di un nutraceutico, né in termini di efficacia, né in termini di sicurezza. È quindi auspicabile poter condurre ricerche di metanalisi che, combinando i risultati di studi clinici indipendenti, possano dare endpoint più assoluti ed essere anche alla base di stesure di linee guida sull’impiego di supplementazione nutraceutica in determinate patologie (vedi AMD).

La disponibilità di studi clinici ben disegnati e ben condotti, nonché registrati, rappresenterà un aspetto importante ai fini della validazione dei singoli prodotti. Questo approccio richiederà un nuovo e notevole sforzo economico e organizzativo da parte delle aziende e dei ricercatori portando probabilmente anche a importanti modifiche in ambito regolatorio.

Noi oculisti dovremo approfondire le conoscenze sui meccanismi d’azione dei diversi nutraceutici, sui processi di assimilazione e sulle interazioni con i processi cronico degenerativi di nostra pertinenza. Tutto ciò rappresenterà la base su cui imperniare un più approfondito colloquio con i pazienti per incoraggiarne la non facile compliance, che richiede tra l’altro anche un impegno economico non indifferente specie sul lungo periodo.

Infatti quanto più il medico accompagna il consiglio prescrittivo con informazioni dettagliate e indicazioni precise sull’assunzione, tanto più i pazienti saranno aderenti alle terapie con risultati più soddisfacenti. Solo seguendo con attenzione il trattamento si ottengono risultati sulla salute del paziente e si crea soddisfazione, elemento importante anche per alimentare il circolo virtuoso della fedeltà e del riacquisto.

La redazione di Eye Doctor mi ha chiesto di assume l’incarico di redigere periodicamente una rubrica a tema nutraceutico che possa essere una finestra per affacciarsi su un orizzonte sconfinato di questa branca della medicina, spero ciò possa diventare un argomento di interesse e di approfondimento per tutti noi.