Carlo Enrico Traverso

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Carlo Enrico Traverso

Prof. Carlo Enrico Traverso
Direttore Clinica oculistica IRCCS Azienda ospedaliera universitaria San Martino IST - Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro - Genova
Professore ordinario in Oftalmologia - Università di Genova

L’operazione, nonostante il grande contributo fornito dalle tecnologie, richiede profonda esperienza e notevole abilità da parte dell’oculista che la esegue

Mai sottovalutare l’intervento di cataratta

Professor Traverso, a proposito del cosiddetto intervento preventivo di cataratta (early cataract), che si sta diffondendo in misura particolare soprattutto negli USA, qual è il suo parere?

In età matura il cristallino subisce un indurimento fisiologico, che non rappresenta alcuna patologia e nella stragrande maggioranza dei casi non è associato ad alcun disturbo visivo, e non richiede alcuna terapia. E’ quindi del tutto non necessario sottoporre ad intervento pazienti senza alcun sintomo solo in quanto si riscontri un indurimento del nucleo del cristallino. In alcuni casi se presente un difetto di messa a fuoco funzionalmente rilevante, ad esempio miopia o ipermetropia, che il paziente non può o non desidera più correggere con occhiali o lenti a contatto, può essere considerato il ricorso alla chirurgia sul cristallino anche se ancora trasparente, che ovviamente non deve essere descritto come intervento “per cataratta”, sebbene la tecnologia chirurgica utilizzata sia la stessa, bensì come una forma di chirurgia refrattiva. In una minoranza di persone possono svilupparsi opacità lievi del cristallino che possono determinare disturbi visivi accentuati in alcune situazioni, ad esempio in pieno sole o nella guida notturna. In questi casi la situazione deve essere valutata individualmente, a seconda del grado di ostacolo alle normali attività di ciascun potenziale paziente. Occorre chiarire che le cataratte cosiddette precoci possono peggiorare in un tempo non prevedibile e molto variabile a seconda dei soggetti, che può essere frequentemente lunghissimo, e non rappresentano mai un carattere di urgenza.

Facoemulsificazione VS Laser a femtosecondi: alla luce delle attuali conoscenze relative al trattamento della cataratta vogliamo effettuare un confronto oggettivo tra le due tecniche d’intervento, sottolineando i pro e i contro?

Innanzitutto anche quando si utilizzi il laser a femtosecondi la rimozione del cristallino dovrà essere effettuata mediante facoemulsificazione. Siamo ancora lontani da un intervento eseguibile totalmente con una tecnologia esclusivamente laser. Il vantaggio principale dell’utilizzo del laser a femtosecondi durante l’intervento di facoemulsificazione è rappresentato dal poter praticare le incisioni corneali, la capsuloressi e la sezione parziale del nucleo con un metodo maggiormente standardizzato. Il tempo chirurgico totale è di solito però aumentato, le incisioni e frammentazioni possono non riuscire perfettamente, e i costi sono decisamente elevati. In Francia è in corso uno studio multicentrico molto ben organizzato e sostenuto dal Ministero della Sanità che risponderà ai numerosi quesiti sui rapporti rischi/benefici/costi di questo intervento.

Quali sono le strategia da mettere in atto per affrontare i casi più insoliti di cataratta?

Nessun intervento di cataratta può essere eguale ad un altro, essendo le variabili in combinazioni infinite. La maggioranza degli interventi possono essere eseguiti con tecniche considerate oggi come normali grazie al grande progresso realizzato negli ultimi anni dalla ricerca scientifica e dalle tecnologie innovative da essa derivate. E’ anche enormemente migliorato l’addestramento microchirurgico degli oculisti, permettendo di ottenere costantemente risultati perfetti nella quasi totalità dei casi. L’ottima tollerabilità e la velocissima ripresa della funzione visiva raggiunti con l’adozione delle moderne tecniche di facoemulsificazione hanno generato l’impressione che l’intervento di cataratta sia diventato “semplice” solo in quanto veloce ed efficacissimo: nulla di più errato. Si tratta di un intervento che per fornire risultati costantemente positivi richiede notevole abilità, continuo addestramento e profonda esperienza. I casi cosiddetti inusuali sono fra di loro molto diversi e non esiste una singola strategia per affrontarli; una buona regola generale è quella di avviarsi a tali interventi prevedendo di avere a disposizione in sala operatoria tutte le tecnologie di uso non routinario che potrebbero essere necessarie.

La chirurgia della cataratta nel paziente con edema maculare diabetico costituisce un problema o un’opportunità?

L’intervento di cataratta in un paziente affetto da edema maculare diabetico presenta innanzitutto la difficoltà di prevedere quale potrà essere il recupero visivo. In presenza di una cataratta significativa, che quindi sia ragionevolmente plausibile operare, può essere un’opportunità combinare all’intervento di cataratta la somministrazione intravitreale del farmaco ritenuto più adatto a gestire la particolare situazione clinica della retina.