Gianluca Scuderi

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Professore associato Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Neuroscienze, Salute Mentale e Organi Di Senso - Nesmos


Prevenzione e cura delle patologie oculari al 4° Nutraceutica e Occhio

Professor Scuderi, su quali temi chiave verterà il 4° Congresso Nutraceutica e Occhio, previsto a Roma il 14 ottobre prossimo, di cui lei è direttore scientifico?

Ebbene, la nutraceutica è una tematica di grande attualità e in rapida evoluzione in Italia e nel mondo. Per tali motivi, un corretto approccio a questa area biomedica richiede valide informazioni e aggiornamenti costanti. Nel mio congresso, oramai alla sua 4° edizione, ho sempre cercato di presentare le novità in campo tecnologico, scientifico, clinico e regolatorio, fornite da esperti nei singoli settori.

Secondo tale logica, anche in questa edizione avremo la presenza di farmacologi, biochimici, nutrizionisti ed ovviamente oculisti. Nella prima sezione verranno trattate le principali tematiche legate all’alimentazione, alla integrazione alimentare, alle possibili interazioni e saranno inoltre affrontate le nuove tecnologiche per migliorare la biodisponibilità; nella seconda sessione si approfondiranno le proprietà e le caratteristiche delle singole sostanze per poi concludere, nella terza parte, con le più diffuse applicazioni cliniche dei prodotti nutraceutici nelle patologie oftalmiche.

Parliamo di basi della nutraceutica: metodi di estrazione, conservazione, purificazione e biodisponibilità.

Questo è un argomento molto delicato. Oggi il consumatore del nutraceutico spesso acquista il prodotto sulla scia di mode momentanee, attraverso canali alternativi e talvolta con dubbia provenienza estera. Ecco quindi che il tema della estrazione, sicurezza ed efficacia del prodotto assumono un’importanza estrema. La regolamentazione oggi in Italia sta diventando sempre più stringente riguardo alla provenienza delle materie prime e le aziende tendono oggi ad adottare anche per il settore nutraceutico le linee guida correntemente utilizzate per il campo farmaceutico. In questo contesto, infatti, la normativa europea impone da circa un decennio le cosiddette Good Agricultural and Collection Practices (GACP), che prevedono una sequenza di eventi volti a documentare la tracciabilità della materia prima e dei presupposti di qualità.

Altro discorso importante è quello della biodisponibilità: si è soliti definire la biodisponibilità orale di una sostanza come quella percentuale di composto in grado, dopo somministrazione, di raggiungere la circolazione plasmatica. Se da un lato potremmo considerare accettabili i valori farmacocinetici della maggior parte delle biomolecole endogene o di molte vitamine e probiotici (anche se con le dovute eccezioni), gran parte, se non tutti, i principi attivi di origine fitoterapica hanno una scarsa, talvolta nulla, biodisponibilità orale. Dobbiamo quindi interrogarci su quanto sia consistente la biodisponibilità orale dei nutraceutici, alcuni anche molto noti come la curcumina o il resveratrolo solo per citarne alcuni, che presentano delle biodisponibilità spesso inferiori anche all’1% della dose somministrata.

Ecco quindi che è possibile influenzare positivamente tale parametro ricorrendo a particolari scelte formulative di bioenhancing e/o a nuove tecnologie, per esempio le nanotecnologie, che possono giocare un ruolo chiave nel migliorare la biodisponibilità e l’assorbimento dei principi attivi.

Vuole farci una panoramica dettagliata a proposito delle sostanze, e dei rispettivi effetti ed interazioni, che possono essere impiegate per la prevenzione e la cura delle patologie oculari?

L’elenco potrebbe essere infinito, i prodotti di origine naturale che vantano effetti importanti per la salute dei nostri occhi sono molteplici. Possiamo pensare a tutti i meccanismi ad attività antiossidante delle principali vitamine per passare ai carotenoidi (luteina, zeaxantina) agli acidi grassi (omega 3) o al Ginkgo biloba che contiene più di sessanta composti bioattivi, tra cui flavonoidi, terpenoidi e protoantocianidine e potremmo andare avanti ancora a lungo. Però questo lunghissimo elenco perderebbe di significato clinico se non venisse supportato dall’incremento dei dati scientifici sugli integratori-nutraceutici, basato sulla evidence-based medicine.

Nuovi trials clinici randomizzati sono in particolare auspicabili per studiare gli “effetti biologici” dei nutraceutici utilizzati da soli o in associazione con le terapie farmacologiche nella prevenzione e cura delle patologie oculari.

Ritengo inoltre che l’importanza primaria degli stili di vita e dell’alimentazione, supportati anche dalle moderne conoscenze di epigenetica e nutrogenomica, troveranno sicuramente una amplificazione dall’associazione con gli integratori.

Nel prossimo futuro vedo sempre più necessaria una sinergia fra aziende del settore farmaceutico ed alimentare, ricercatori, clinici, farmacologi ed epidemiologi per allargare la conoscenza scientifica sul ruolo che l’alimentazione e i nutraceutici potranno svolgere nei meccanismi di contrasto ai processi di invecchiamento e di cura e prevenzione alle principali malattie degenerative, comprese quelle oftalmiche.