Teresio Avitabile

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Teresio Avitabile

Direttore delle cliniche oculistiche di Catania e Segretario Tesoriere della SOI

Professor Avitabile, innanzitutto ben ritrovato. Dopo la nostra prima intervista, avvenuta nella primavera del 2012, secondo lei ci sono state novità importanti in campo oftalmologico?

Dal 2012 ad oggi in campo oftalmologico c’è stata una rivoluzione. Basti pensare all’arrivo del femtocataract alla vitrectomia 25-27 G, ai nuovi algoritmi di trattamento dell’EMD. In sei anni sono forse cambiate più cose che in 60 anni!

La riconferma del Consiglio Direttivo della Società Oftalmologica Italiana per il quadriennio 2013-2017 la vede nuovamente in veste di segretario dell’associazione. Quali sono gli obiettivi che la SOI si prefigge di raggiungere durante questo secondo mandato?

La riconferma come Segretario della SOI per il quadriennio 2013-2017 è per me motivo di grande orgoglio e soddisfazione perché sono stato voluto in quel ruolo dagli oculisti, in quanto eletto nel Consiglio, e dai Consiglieri che mi hanno rieletto a Segretario Tesoriere, perché l’elezione a tale carica non avviene in maniera diretta, ma i soci eleggono i Consiglieri e poi a loro volta questi decidono chi sarà il Segretario.
Tale elezione però, oltre ad essere per me fonte di orgoglio, è anche fonte di ansia perché è una grossa responsabilità essere Segretario Tesoriere della SOI in un momento di grande cambiamento per la classe medica e in un momento di grande crisi economica.
Come saprete già durante il primo mandato mi sono occupato di colpa medica e ho partecipato alla stesura della legge Balduzzi, legge che prevede la presenza dello specialista della branca nella nomina del CTU. In questo secondo mandato spero di portare a casa una legge dignitosa sulla colpa medica, stante che circa il 90% dei medici durante la loro carriera viene coinvolto in un procedimento di malpractice.

Qual è l’impegno della SOI per i giovani oculisti?

L’impegno della SOI per i giovani oculisti è fondamentale perché essi rappresentano il nostro futuro. Giovani che saranno sempre meno, stante il sempre minor numero di posti in scuola di specializzazione. L’impegno di SOI per i giovani si basa su 3 capisaldi:
garantire, attraverso un’opportuna programmazione, un numero di specialisti adeguato al fabbisogno concordato con le istituzioni;
un’adeguata formazione attraverso anche accordi con le istituzioni estere (vedi l’AAO);
definizione dei ruoli delle professioni mediche onde evitare che il ruolo dell’oculista venga coperto da figure che non ne hanno le facoltà.
Infine, avendo avuto nella mia carriera una serie di traversie che non mi hanno impedito di raggiungere le vette della carriera universitaria, assistenziale ed associativa, vorrei esortare i giovani a non demordere in presenza di eventuali contrarietà che si potranno presentare durante la loro carriera. Ed a loro vorrei ricordare una frase che mi ripeteva mia mamma quando ero moralmente giù nei momenti bui della mia carriera: “Dietro le nuvole c’è sempre il sole”.
Come Professore Ordinario di Oftalmologia a Catania, direttore della Clinica Oculistica della città e segretario SOI, lei è senza dubbio una persona molto conosciuta.

Vuole sintetizzare per i nostri lettori la sua carriera universitaria partendo dall’internato presso l’Istituto di Anatomia del leggendario Prof. Amprino a Bari, passando per la Clinica Oculistica della stessa città diretta all’epoca dal Prof. Scuderi e finendo con la direzione della clinica (o meglio delle cliniche) dell’Università di Catania?

Il mio primo contatto con il mondo accademico è avvenuto nel 1979 presso l’Istituto di Anatomia diretto dal grande Prof. Amprino, anatomico torinese andato in cattedra a Bari. Il Prof. Amprino era cattedratico coltissimo, veniva invitato ai tempi a tenere delle lezioni a Harvard.
Era però altrettanto rigido ed insensibile a qualsiasi raccomandazione. Ricordo a tal proposito che appese in bacheca una lettera di raccomandazione per uno studente che doveva sostenere gli esami inviatagli da un noto politico locale. Per me fu un grande onore quando mi mise 30 e lode e mi chiese di fare le esercitazioni agli studenti quando non ero ancora laureato. Nel 1980, al IV anno di medicina, decisi di frequentare, anche su consiglio del Prof. Amprino, la clinica oculistica dell’Università di Bari, allora diretta dal Prof. Luigi Cardia, da poco succeduto al grande Prof. Giuseppe Scuderi, di cui aleggiava ancora l’ombra in Clinica. Per la tesi fui affidato al Dott. Alfredo Reibaldi che divenne subito il mio Maestro, il quale nel 1986, avendo vinto il concorso a Prof. Ordinario a Catania, mi propose appena specializzato di seguirlo. A Catania iniziò una nuova avventura che vide coinvolti il mio Maestro e me in un processo di grande ristrutturazione della Clinica che è andato avanti per circa un trentennio e che ci ha consentito di avere oggi due Cliniche Universitarie, una allocata in centro storico e perfettamente ristrutturata, l’altra completamente nuova presso il Policlinico della Città Universitaria, entrambe dotate delle attrezzature più moderne, tra cui unico acceleratore di protoni italiano.