Negli ultimi anni, la chirurgia della cataratta ha subìto una profonda evoluzione, trasformandosi progressivamente da procedura puramente funzionale a intervento con finalità sempre più refrattive. In questo scenario, la correzione dell’astigmatismo assume un ruolo centrale nel determinare la qualità del risultato visivo postoperatorio e nel ridurre la dipendenza del paziente dagli occhiali.
Se da un lato le innovazioni tecnologiche, come le lenti intraoculari toriche e i sistemi di guida digitale, hanno ampliato le possibilità terapeutiche, dall’altro è diventato evidente che il successo dell’intervento non dipende tanto dalla singola tecnologia utilizzata, quanto dalla qualità dell’intero processo decisionale: dalla raccolta dei dati preoperatori fino al controllo postoperatorio.
Il ruolo cruciale della valutazione preoperatoria
La fase preoperatoria rappresenta il momento più delicato e determinante nella pianificazione della correzione dell’astigmatismo. In questa fase, l’obiettivo principale è ottenere misurazioni affidabili, coerenti e riproducibili, evitando di basarsi su dati isolati o discordanti.
La tomografia corneale si configura oggi come il riferimento principale, in quanto consente una valutazione completa della morfologia corneale, includendo non solo la superficie anteriore ma anche quella posteriore e informazioni sulla regolarità e sull’asse anatomico dell’astigmatismo. Quando le mappe risultano regolari e uniformi, e soprattutto quando vi è coerenza tra tomografia e biometria, è possibile considerare l’asse rilevato come affidabile e utilizzarlo per la pianificazione chirurgica (figura 1).


Al contrario, la presenza di incongruenze tra gli strumenti deve rappresentare un segnale di allarme e non essere mai risolta con una semplice “media” dei valori (figura 2).


Astigmatismo corneale totale e importanza della componente posteriore
Un aspetto fondamentale, spesso sottovalutato, è la distinzione tra astigmatismo corneale anteriore e astigmatismo corneale totale. Quest’ultimo include anche la componente posteriore, che rappresenta una delle principali fonti di errore refrattivo residuo.
La mancata considerazione dell’astigmatismo posteriore può infatti portare a sovra o sottocorrezioni, soprattutto nei casi di astigmatismo con asse orizzontale o obliquo. Per questo motivo, la valutazione deve essere sempre globale e integrata, tale valore viene espresso come analisi refrattiva (astigmatismo corneale anteriore + astigmatismo corneale posteriore) (figura 3).

Tale dato è da considerare per la selezione del potere della toricità della IOL.
Parallelamente, è essenziale distinguere tra astigmatismo regolare e irregolare. Mentre il primo rappresenta un’indicazione ideale alla correzione con lente torica, il secondo introduce un grado di imprevedibilità che può compromettere significativamente il risultato finale (figura 4).

Il valore della refrazione nella pianificazione
Nonostante l’evoluzione delle tecnologie diagnostiche, la refrazione preoperatoria mantiene un ruolo fondamentale. Questa fornisce infatti un’informazione “funzionale”, permettendo di comprendere come il sistema visivo del paziente si comporta nella sua globalità.
Questo dato è particolarmente utile (se la cataratta non è particolarmente densa o disomogenea) per interpretare eventuali discrepanze tra strumenti e per distinguere tra componenti corneali, interne o lenticolari dell’astigmatismo. Inoltre, contribuisce a definire aspettative realistiche, soprattutto nei casi più complessi.
Coerenza dei dati: un principio guida
Un principio cardine nella pianificazione è rappresentato dalla coerenza dei dati. L’utilizzo di strumenti come OPD o iTrace può essere utile come controllo funzionale, ma non deve mai sostituire la valutazione corneale primaria.
Quando i dati risultano concordanti, il processo decisionale è relativamente lineare (figura 5).

Al contrario, in presenza di discrepanze significative, è necessario fermarsi e approfondire. Le possibili cause includono astigmatismo interno, instabilità della superficie oculare, irregolarità corneali o problemi di acquisizione delle misure.
In questi casi, il clinico non deve cercare una sintesi numerica, ma una spiegazione fisiopatologica.
Indicazioni e limiti della lente intraoculare torica
La lente intraoculare torica rappresenta oggi il gold standard per la correzione dell’astigmatismo corneale regolare. Le indicazioni principali includono valori di astigmatismo superiori a circa 0,75–1,00 diottrie in presenza di una cornea regolare e di misurazioni affidabili.
I risultati ottenibili sono generalmente elevati in termini di precisione e stabilità, a condizione che tutte le fasi del processo siano eseguite correttamente. Tra queste, assumono particolare importanza il calcolo della lente, l’identificazione dell’asse corretto e l’allineamento intraoperatorio.
Un aspetto critico è rappresentato dalla stabilità rotazionale: è noto che anche piccole rotazioni della lente possono ridurne significativamente l’efficacia, con una perdita di circa il 30% dell’effetto per ogni 10 gradi di disallineamento.
Tuttavia, esistono situazioni in cui la lente torica non rappresenta la scelta ideale. Tra queste rientrano l’astigmatismo irregolare, le superfici oculari instabili, le misurazioni non riproducibili e le condizioni che compromettono la stabilità capsulo-zonulare. In particolare, l’occhio secco rappresenta una delle cause più frequenti di errore e deve essere sempre trattato prima della pianificazione chirurgica (figura 6).

Tecnologia intraoperatoria e limiti del digitale
L’introduzione dei sistemi di guida digitale ha migliorato la precisione dell’allineamento intraoperatorio, riducendo la variabilità legata alla marcatura manuale. Sistemi come VERION e CALLISTO permettono la registrazione dell’occhio e la proiezione di overlay in tempo reale durante l’intervento (figura 7).

Nonostante questi vantaggi, è importante sottolineare che la tecnologia non è in grado di compensare errori di pianificazione. Un planning non corretto porterà inevitabilmente a un risultato subottimale, indipendentemente dal livello tecnologico utilizzato in sala operatoria.
Discussione
Alla luce di quanto discusso, appare evidente come la correzione dell’astigmatismo nella chirurgia della cataratta richieda un approccio sistematico e integrato. Il successo non deriva da un singolo elemento, ma dalla coerenza e dalla qualità dell’intero percorso clinico.
L’esperienza del chirurgo gioca un ruolo fondamentale, non tanto nell’evitare completamente gli errori, quanto nella capacità di riconoscerli, interpretarli e gestirli.
Conclusioni
La pianificazione della correzione dell’astigmatismo rappresenta una delle sfide più rilevanti nella chirurgia della cataratta moderna. Un approccio rigoroso, basato su dati affidabili e su una loro interpretazione critica, consente di migliorare significativamente i risultati refrattivi.
In questo contesto, alcuni principi rimangono fondamentali: la centralità del processo rispetto alla tecnologia, la necessità di comprendere le discrepanze tra dati e l’importanza di ottimizzare la superficie oculare prima di ogni misurazione. Infine, la consapevolezza che la gestione dell’errore rappresenta parte integrante della crescita clinica.
In conclusione, la lente torica va pensata, calcolata, marcata, allineata e controllata. Il risultato non dipende quindi solo dalla lente ma dall’intero processo pre, intra e postoperatorio.
Gli autori dichiarano l’assenza di conflitti di interesse.





