Nella chirurgia della cataratta può capitare di impiantare IOL toriche ma di trovare comunque dell’astigmatismo residuo, nonostante planning e chirurgia vengano effettuati in maniera meticolosa. A tal proposito vi riportiamo un nostro caso clinico.
Si presenta un nostro paziente operato 7 mesi prima di cataratta con impianto di IOL torica in esiti di cheratotomia radiale (RK eseguita una ventina di anni prima presso altra struttura) lamentando un visus non ottimale nel solo occhio sinistro (figura 1).

La IOL-T impiantata è una monofocale plus con +31.00 D di SE e un cilindro di 2.25 D con aptiche con design C-loop. Il target refrattivo desiderato dal paziente era l’emmetropia ma la refrazione soggettiva postoperatoria è di +2.50 -1.00 ax 130°.
L’esame in retroilluminazione eseguito in lampada a fessura fotografica conferma che la IOL-T è stata posizionata come da planning chirurgico ma il paziente non è soddisfatto del risultato refrattivo finale.
Approfondendo con l’esame topografico è stato possibile identificare la causa di tale difetto visivo. Questo è imputabile a una variazione di curvatura dei K corneali postoperatori, come è possibile notare dalla topografia differenziale della figura 2.

Per quanto sia risaputo che non sia oggettivamente facile centrare l’obiettivo dell’emmetropia in cornee in esiti di RK, è nostro dovere fornire il miglior risultato refrattivo al paziente, come già fatto per l’occhio controlaterale. Dobbiamo pertanto pensare ad una soluzione.
Quale?
- Sostituire la IOL-T?
- Eseguire chirurgia refrattiva laser?
- Aggiungere una IOL ADD-on?
Noi abbiamo deciso di eseguire un impianto secondario con IOL torica ADD-on. Questa lente ha un design specifico e particolare perché deve essere posizionata nel sulcus (e quindi avere un diametro ampio) ed essere separata dal disco ottico della lente già impiantata nel sacco capsulare per evitare contatto che a lungo termine potrebbe ridurre la trasparenza delle lenti. Una volta impiantata necessita di un posizionamento accurato con un sistema digitale intraoperatorio di allineamento (fig. 3, 4).


Il paziente, dopo l’intervento di compensazione del difetto refrattivo residuo, è riuscito ad ottenere 9/10 decimi naturali e a non percepire più alcuna differenza con l’occhio controlaterale (fig. 5).

Cosa abbiamo imparato da questo caso clinico?
Abbiamo avuto la riconferma che gli occhi che hanno subito interventi di cheratotomia radiale sono di complessa gestione sia in fase di planning chirurgico che durante l’intervento di cataratta. Dobbiamo quindi preavvertire i pazienti che ci possono essere comunque imprecisioni nel risultato refrattivo ma che sarà poi possibile effettuare un enhancement quando i valori corneali e di refrazione si sono stabilizzati.
Gli autori dichiarano l’assenza di conflitti di interesse.





