Rita Mencucci e il XXII congresso Sitrac

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Rita Mencucci

 

Abbiamo incontrato la professoressa Rita Mencucci, alla vigilia dell'apertura, del Il XXII congresso Sitrac.

Ecco alcune delle principali novità che verranno presentate a Firenze.

Professoressa Mencucci, il prossimo congresso Sitrac, come di consueto, farà luce sullo stato dell'arte in materia di trapianto di cornea e non solo. Vuole illustrarci le novità che verranno affrontate durante la tre giorni scientifica?

Il campo dei trapianti di cornea è rimasto immutato per tantissimo tempo.

Solo negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione in termini di chirurgia lamellare, volta selettivamente a rimuovere la parte di cornea danneggiata. Nel prossimo congresso SITRAC cercheremo di fare il punto su questi nuovi approcci chirurgici, come da tradizione in un congresso sui trapianti di cornea.

La novità di quest’anno sarà l’estensione degli interessi SITRAC al concetto di superficie oculare intesa come sistema che comprende non solo la cornea ma anche la congiuntiva e gli annessi.

A tal proposito abbiamo inserito un corso sui nuovi concetti di “occhio secco”, alla luce del report relativo al TFOS DEWS II, recentemente pubblicato, con uno sguardo al futuro prossimo ricco di nuovi farmaci che potranno costituire un valido aiuto nei casi più severi.

Ancora, molto spesso i pazienti presentano malattie della superficie oculare che sono specchio di alterazioni sistemiche. Con il termine di “patologie di confine” sarà presentato un simposio che cercherà di fare luce sulle alterazioni immunologiche della cornea e i relativi rapporti con altri organi e apparati.

Tali pazienti talvolta sono disorientati da opinioni diverse e spesso contrastanti da parte di diversi specialisti (internisti, reumatologi, dermatologi ed immunologi) e trovare un percorso comune (sarà presente anche un immunologo per chiarire tali concetti, spesso ostici) sarebbe auspicabile.

Inoltre, è sempre più chiaro che la riuscita di un trapianto comincia dalla banca delle cornee. Infatti le nuove possibilità di conservazione e preparazione dei lembi, la considerazione sulle differenze di genere possono influire sull’esito della chirurgia.

Tutto ciò, insieme alle nuove tecniche di delivery dei lembi corneali, soprattutto per quanto riguarda le cheratoplastiche endoteliali, sarà oggetto di un corso a cura della Società Italiana delle Banche degli Occhi.

Infine, nel corso sulle cheratiti infettive si parlerà dei nuovi approcci terapeutici tradizionali e non, in modo da limitare l’abuso di antibiotici che pone il nostro Paese in una posizione da “red flag” in tema di sviluppo di resistenze agli antibiotici.

 

In tema di superficie oculare malata, cosa possiamo dire a proposito di nuove sfide e prospettive terapeutiche?

Nell’ambito di varie novità in tema di sfide e prospettive terapeutiche, due sono quelle che vorrei sottolineare.

La prima riguarda l’utilizzo delle cellule staminali limbari (LSC) autologhe coltivate da poco disponibili in una forma la cui sostanza attiva, costituita da cellule epiteliali corneali umane autologhe espanse ex-vivo contenenti cellule staminali, è indicata nel trattamento di pazienti adulti affetti da deficit di cellule staminali limbari (LSCD) da moderato a grave, causato da ustioni oculari da agenti chimici o fisici.

Questa nuova arma terapeutica ha il vantaggio di ripristinare in modo permanente l'epitelio corneale danneggiato, creando un serbatoio di LSC per la continua rigenerazione dell'epitelio senza necessità di tessuti donatori e conseguente immunosoppressione sistemica cronica.

La seconda riguarda la terapia della cheratopatia neurotrofica, malattia una volta considerata erroneamente rara. In realtà possiamo definire la cheratopatia neurotrofica come la “via finale comune” di molte affezioni della superficie oculare quali le alterazioni a carico del complesso sistema innervativo del nervo trigemino, i processi infiammatori cronici ed i traumi.

E’ stato recentemente autorizzato in Europa, e siamo in attesa di una prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, l’utilizzo di un collirio a base di Cenegermin (nome del principio attivo del farmaco che  è la versione ricombinante del nerve growth factor – NGF umano) per il trattamento della cheratopatia neurotrofica moderata o grave.

Questo prodotto consente di rispondere ai bisogni dei pazienti affetti da questa patologia oculare gravemente invalidante, che può portare alla perdita di visione e che sino ad oggi è stata sprovvista di farmaci approvati. Alla base di Cenegermin ci sono decenni di ricerca “made in Italy”, a partire dagli studi del premio Nobel Rita Levi Montalcini, a cui si deve la scoperta del NGF.

 

Locandina Sitrac 2018

Non mancherà lo spazio dedicato al confronto tra DSAEK vs DMEK. Qual è il suo punto di vista al riguardo?

La cheratoplastica lamellare posteriore o endocheratoplastica consiste nella rimozione del solo strato “membrana di Descemet-endotelio”, con innesto di un sottile lembo di stroma ed endotelio nella tecnica DSAEK (Descemet stripping automated endothelial keratoplasty) o di sola membrana di Descemet-endotelio nella più recente DMEK (Descemet membrane endothelial keratoplasty).

Queste tecniche confrontate con la PK presentano tutti i vantaggi di una chirurgia meno invasiva e più mirata, consentendo un più rapido recupero dell’acuità visiva, un risultato refrattivo migliore ed una integrità tettonica superiore.

Si può postulare una superiorità della tecnica DMEK sulla DSAEK basata su diversi punti quali la sicurezza, il recupero visivo, la conservazione delle proprietà ottiche corneali ed il ripristino dell’integrità anatomica della cornea.

La superiorità in termini di sicurezza della tecnica DMEK potrebbe essere legata alla riduzione degli episodi di rigetto a distanza di 2 anni dalla cheratoplastica, sostenuta dalle seguenti percentuali: DMEK 0.7%, DSAEK 9% e PK 17%.

In relazione alla acuità visiva, possiamo rilevare come 6 mesi dopo la chirurgia abbiamo una acuità visiva maggiore od uguale a 20\40 nel 95% dei pazienti sottoposti a DMEK, contro il 43% dei pazienti sottoposti a DSAEK e maggiore od uguale a 20\25 nel 50% dei pazienti sottoposti a DMEK rispetto al 6% dei pazienti sottoposti a DSAEK.

Infine, solo la DMEK è in grado di consentire un ripristino completo dell’integrità anatomica corneale, essendo l’unico intervento nel quale viene sostituita esattamente la parte rimossa.

Per quanto riguarda la perdita di cellule endoteliali, il follow up a 5 anni ha messo in evidenza la seguente perdita percentuale di cellule endoteliali: 39% post DMEK, 53% post DSAEK e 70% post PK. Tuttavia in un recente articolo non è stata dimostrata una differenza statisticamente significativa in termini di perdita di cellule endoteliali tra DMEK e DSAEK nel follow up a 6 e 12 mesi.

Tra i limiti della DMEK vi è il fatto che sarebbe preferibile eseguirla in occhi con segmento anteriore normale.

Non è pertanto indicata nei casi in cui lo stroma corneale è compromesso (cicatrici, haze, bolle corneali), non c’è una perfetta visibilità della camera anteriore o vi sono alterazioni di altro tipo della camera anteriore (anomalie iridee, quali IFIS, sinechie irido-corneali e atrofia iridea).

Inoltre la gestione del sottilissimo lembo DMEK può essere molto problematica nei pazienti afachici.

 

Cheratoprotesi, indicazioni e limiti. Ce ne parli.

La cheratoprotesi è una valida opzione per salvare la vista in pazienti con prognosi infausta per altre procedure corneali, con gravi patologie della superficie oculare o che hanno subito ripetuti fallimenti di trapianti corneali.

Le modifiche nella sua progettazione e nella gestione post operatoria hanno migliorato i risultati a lungo termine per quanto riguarda l’acuità visiva e i tassi di infezione post operatoria.

Questi progressi hanno reso le cheratoprotesi un'alternativa sicura per la riabilitazione visiva in molti pazienti con patologie corneali.

Tuttavia, la gestione postoperatoria di comorbidità croniche, come il glaucoma, è ancora un motivo di criticità per preservare i guadagni visivi ottenuti con tali ausili.

Rita Mencucci e il congresso Sitrac

Quando: 23-24-25 febbraio 

Firenze