Efficacia dell’Optive Fusion nel trattamento dell’occhio secco in soggetti sottoposti ad intervento di estrazione di cataratta

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INTRODUZIONE

Il film lacrimale è un composto complesso i cui costituenti hanno origine dall’attività della ghiandola lacrimale, dalle ghiandole di Meibomio, dalle cellule caliciformi e dalle ghiandole lacrimali accessorie.
Esso è assimilabile a una pellicola fluida, trasparente e stabile che ricopre la cornea e la congiuntiva, fungendo da interfaccia tra l’occhio e l’ambiente esterno; inoltre, è parte integrante dell’unità funzionale della superficie oculare dove, oltre a svolgere un ruolo centrale nell’ambito delle proprietà refrattive dell’occhio, contribuisce alla lubrificazione, alla nutrizione e alla protezione della superficie stessa.
Alterazioni a carico di tale sistema conducono all’insorgenza di un’entità clinica multifattoriale, comunemente nota come occhio secco ed attualmente ridefinita come sindrome da disfunzione lacrimale caratterizzata, principalmente, dall’aumento dell’osmolarità lacrimale e dall’infiammazione della superficie oculare (1).
L’iperosmolarità delle lacrime è considerata il meccanismo centrale che sostiene la fenomenologia dell’occhio secco ed è causata da un’aumentata evaporazione della componente acquosa delle lacrime non controbilanciata da un’appropriata produzione di lacrime, a cui consegue l’instaurarsi di un processo infiammatorio che può esitare nella comparsa di un danno alla superficie oculare.
Tali eventi si manifestano sul piano sintomatologico con la comparsa di bruciore, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione, fotofobia, prurito palpebrale e disturbi visiv (1, 2), mentre sul piano dell’obiettività clinica si evidenzia la presenza di iperemia congiuntivale nei 2/3 inferiori, corpuscolatura del film lacrimale pre-corneale, epiteliopatia corneale puntata, telengectasie del margine palpebrale, disfunzione delle ghiandole di Meibomio e riduzione del menisco lacrimale.
Tali condizioni, prese singolarmente o nel complesso, sono causa di una riduzione della qualità di vita (3, 4, 5).
Allo stato attuale delle conoscenze non esiste un gold standard per la diagnosi dell’occhio secco.
Nella pratica clinica, tuttavia, vengono utilizzate una serie di indagini, definite di primo livello, volte a valutare la gravità e l’orientamento eziologico della patologia, quali il questionario Ocular Surface Disease Index (OSDI), il test di Schirmer, il Break Up Time (BUT) e le colorazioni vitali (fluoresceina e verde di lissamina).
La cataratta è un’opacizzazione parziale o totale del cristallino ed è considerata tra le principali cause di cecità nel mondo, con maggiore incidenza nei soggetti adulto-anziani (6).
Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, l’unico trattamento possibile è quello chirurgico.
Studi sperimentali dimostrano l’associazione tra l’intervento di estrazione di cataratta e l’insorgenza di segni e sintomi tipici dell’occhio secco (7, 8).
L’obiettivo del nostro studio è quello di valutare l’efficacia dell’utilizzo di Optive Fusion nel ridurre i segni e sintomi dell’occhio secco in soggetti sottoposti ad intervento di estrazione di cataratta.

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MATERIALI E METODI

È stato condotto uno studio prospettico osservazionale presso l’U.O.C. Oftalmica del P.O. “De Luca e Rossano” di Vico Equense, Napoli.
Sono stati selezionati 30 occhi di 30 pazienti (un occhio per paziente) con diagnosi di cataratta e senza sintomi di occhio secco, in accordo ai parametri del questionario OSDI, successivamente suddivisi, in modo casuale, in due gruppi di 15 unità ciascuno, denominati Gruppo C e Gruppo NC.
I pazienti con malattie autoimmunitarie, con glaucoma, con esiti di pregressa infezione oculare, con diabete o che hanno assunto, in concomitanza dello studio, farmaci antistaminici, antidepressivi o β-bloccanti sono stati esclusi.
La presenza di sintomi di occhio secco è stata valutata utilizzando il questionario OSDI, un questionario accettato dalla comunità scientifica internazionale che ne valuta, in modo accurato, i sintomi correlati (9).
Abbiamo deciso di modificare tale questionario, omettendo i punti 4 e 5 che indagano il peggioramento visivo, in quanto sarebbe risultato difficile differenziare quello connesso all’intervento chirurgico con quello associato all’occhio secco.
Il punteggio OSDI oscilla tra 0 e 100. Punteggi tra 0 e 25 sono stati considerati normali; punteggi superiori a 25 sono stati correlati alla presenza di sintomi di occhio secco.
Dopo aver completato il questionario, sono stati eseguiti in modo consecutivo il BUT e lo Schirmer test I.
Il BUT esplora la stabilità del film lacrimale e misura il tempo che intercorre tra l’ultimo ammiccamento e la comparsa di piccole aree asciutte o di rotture del film lacrimale.
La media di 3 misurazioni successive è stata acquisita ed è stato considerato indicativo di occhio secco un valore inferiore ai 10 sec.
Lo Schirmer test I senza anestesia permette di misurare la produzione della componente acquosa del film lacrimale.
La striscia di carta bibula è stata inserita al di sotto del margine del bordo palpebrale inferiore, nel cul-de-sac congiuntivale, a livello del terzo esterno, per un periodo di 5 minuti.
Un valore di 10 mm o inferiore è stato considerato indicativo di occhio secco.
Il questionario OSDI e i due test clinici sono stati eseguiti al momento dell’arruolamento e dopo 30 giorni dalla facoemulsificazione.
Un solo chirurgo (F.P.) ha eseguito tutti gli interventi di cataratta in anestesia topica con Oxibuprocaina Cloridrato 0,4%.
La facoemulsificazione è stata eseguita con un’incisione temporale di 2,2 mm in cornea chiara e con un accesso secondario di 1 mm a 90° da quello principale. La stessa tipologia di lente intraoculare è stata impiantata e nessun intervento ha presentato complicanze intraoperatorie.
La durata degli interventi è variata dagli 8 ai 15 minuti.
Dopo l’intervento chirurgico, tutti i pazienti hanno instillato Netildex collirio 4 volte al giorno per un mese.
Al termine dell’intervento, ai soli pazienti del Gruppo C è stato richiesto di instillare Optive Fusion 2 volte al giorno per un mese.
I due gruppi sono stati confrontati tra loro sia al momento dell’arruolamento (T0) che ad un mese (T30) mediante T-Test a due code.
Sono stati considerati statisticamente significativi valori di p<0,05.

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RISULTATI

I risultati sono raccolti nelle tabelle 1 e 2.

  • L’età media del Gruppo C è di 64±3 anni, mentre del Gruppo NC è di 65±4 anni.
  • La media del punteggio OSDI al T0 del Gruppo C è di 18,2±3,1 mentre del Gruppo NC è di 18,6±4,3.
  • La media dei valori di BUT al T0 del Gruppo C è di 15,4±2,4 mentre del Gruppo NC è di 15,2±2,5.
  • La media dei valori di Schirmer I al T0 del Gruppo C è di 16,8±2,2 mentre del Gruppo NC è di 15,8±2,9.
  • La media del punteggio OSDI al T30 del Gruppo C è di 27,4±2,7 mentre del Gruppo NC è di 35,2±3,8.
  • La media dei valori di BUT al T30 del Gruppo C è di 11,4±3,1 mentre del Gruppo NC è di 6,7±1,6.
  • La media dei valori di Schirmer I al T30 del Gruppo C è di 13,7±2,1 mentre del Gruppo NC è di 9,2±1,3.

Confrontando i dati dei due gruppi (C vs NC) sia al T0 che al T30, si evince una differenza statisticamente significativa sia per quanto concerne il punteggio OSDI (27,4±2,7 vs 15,8±2,9 p=0,00012 < 0,05) che per quanto riguarda i valori di BUT (11,4±3,1 vs 6,7±1,6 p=0,001<0,05) e di Schirmer I (13,7±2,1 vs 9,2±1,3 p=0,00018 <0,05).

CONCLUSIONI

I dati del nostro studio dimostrano un miglioramento statisticamente significativo della sintomatologia e dell’obiettività clinica nei pazienti trattati con Optive Fusion rispetto a quelli non trattati.
Questo dato va ascritto alle peculiari caratteristiche di Optive Fusion, un sostituto lacrimale, di ultima generazione, che combina Acido Ialuronico, Carbossimeticellulosa e soluti compatibili.
La Carbossimeticellulosa è una sostanza muco-mimetica in grado di legarsi alla superficie epiteliale, esplicando un’azione riepitelizzante, e di interagire con il fluido lacrimale, stabilizzandone la struttura.
L’Acido Ialuronico è un glicosaminoglicano presente in condizioni fisiologiche a livello oculare, capace di offrire un comfort immediato al paziente con occhio secco per le sue peculiari caratteristiche viscoelastiche.
Sulla superficie oculare, l’Acido Ialuronico si combina con la Carbossimetilcellulosa formando una Bridged Matrix flessibile che consente alle due sostanze di agire in modo sinergico e di permanere per un tempo maggiore sulla superficie corneo-congiuntivale.
Tali caratteristiche consentono una riduzione dei sintomi, un comfort duraturo e un miglioramento anatomo-funzionale della superficie oculare.
Questo dato riveste, a nostro avviso, particolare importanza in quanto un miglioramento dei sintomi da discomfort oculare si associa ad un miglioramento della qualità di vita e ad un più rapido recupero della condizione di benessere oculare preoperatorio.

BIBLIOGRAFIA

  1. Report of the International Dry EyeWorkShop (DEWS). The Ocular Surface 2007;5(2):65-204.
  2. Friedman NJ. Impact of dry eye disease and treatment on quality of life. Current Opinion in Ophthalmology 2010;21(4):310-6.
  3. Garcia-Catalan MR, Jerez-Olivera E, Benitez-Del-Castillo-Sanchez JM. Dry eye and quality of life. Arch Soc Esp Oftalmol 2009;84:451-8.
  4. Moss SE, Klein R, Klein BE. Incidence of dry eye in an older population. Arch Ophthalmol 2004;22:369-73.
  5. Moss SE, Klein R, Klein BE. Long-term incidence of dry eye in an older population. Optom Vis Sci 2008;85:668-74.
  6. Apple DJ, Ram J, Foster A et al. Cataract: Epidemiology and service delivery. Surv Ophthalmol 2000;45(Suppl):S32-S44.
  7. Cho YK, Kim MS. Dry eye after cataract surgery and associated intraoperative risk factors. Korean J Ophthalmol 2009;23:65-73.
  8. Kasetsuwan N, Satitpitaku V, Changul T, Jariyakosol S. Incidence and pattern of dry eye after cataract surgery. PLoS ONE 2013 Nov 12; 8(11).
  9. Schiffman RM, Christianson MD, Jacobsen G, Hirsch JD, Reis BL. Reliability and validity of ocular surface disease index. Arch Ophthalmol 2000;118:615-21.